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ISO 37001: cosa serve per ottenerla e per mantenerla nel tempo

    La ISO 37001 è lo standard internazionale per i sistemi di gestione anticorruzione.

    Certifica che un’azienda ha messo in piedi misure concrete per prevenire la corruzione.

    La cercano soprattutto compliance officer, responsabili legali e aziende che lavorano con la pubblica amministrazione, dove dimostrare l’integrità è spesso una condizione per partecipare.

    Ottenerla è un progetto impegnativo, ma la sfida vera arriva dopo, perché la certificazione va mantenuta nel tempo.

    Ecco cosa serve per ottenerla, cosa cambia se hai già un Modello 231 e perché mantenerla richiede più disciplina che conquistarla.

    1. ISO 37001: i requisiti chiave tradotti in azioni

    Ottenere la certificazione significa costruire un sistema di gestione anticorruzione che l’ente certificatore verificherà punto per punto.

    Lo standard richiede alcuni elementi precisi, che conviene tradurre subito in attività concrete:

    • La valutazione del rischio di corruzione

    Vanno individuate le aree in cui la corruzione può annidarsi, dai rapporti con la pubblica amministrazione agli acquisti, calibrando le misure sul rischio reale dell’azienda.

    • Policy e procedure anticorruzione

    Servono regole scritte che dicano cosa è vietato e come comportarsi, dai regali agli omaggi fino ai conflitti di interesse.

    • La due diligence su partner e fornitori

    Prima di stringere un rapporto, va verificata l’affidabilità di chi sta dall’altra parte perché un partner scorretto espone anche l’azienda.

    • Un canale di segnalazione attivo

    Deve esistere un modo sicuro per segnalare episodi sospetti, strettamente legato al whistleblowing.

    • La formazione documentata a tutti i livelli

    Le persone vanno formate sui rischi di corruzione, sulle policy e sulle procedure di segnalazione, con la prova di averlo fatto.

    Ognuno di questi elementi va attuato e documentato, perché davanti al certificatore vale ciò che si può dimostrare concretamente.

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    2. ISO 37001: cosa hai già con un Modello 231 e cosa aggiungere

    C’è una buona notizia per chi ha già adottato un Modello 231: parte avvantaggiato.

    Diversi requisiti della ISO 37001 si sovrappongono a ciò che il modello organizzativo prevede già.

    La valutazione dei rischi di reato include di norma la corruzione, il codice etico fissa i principi di comportamento, il canale di whistleblowing esiste per obbligo di legge e la formazione anticorruzione fa spesso già parte del piano.

    Chi parte da qui, deve strutturare soprattutto questi pezzi dentro un vero sistema di gestione, con ruoli definiti, monitoraggio e miglioramento continuo.

    Va poi aggiunto ciò che il Modello 231 non copre con lo stesso rigore, come la due diligence sistematica su partner e fornitori.

    Sul fronte tempi e risorse, un’azienda che parte da un buon Modello può arrivare alla certificazione in pochi mesi, con una persona interna a guidare il progetto, il coinvolgimento del vertice e un ente terzo accreditato per l’audit finale.

    Chi parte da zero, invece, deve mettere in conto un percorso più lungo, perché prima del sistema anticorruzione va costruita la cultura che lo sorregge.

    La ISO 37001 è lo standard internazionale per i sistemi di gestione anticorruzione.

    3. ISO 37001: perché mantenerla è più difficile che ottenerla

    La parte più sottovalutata arriva dopo il certificato.

    L’audit di mantenimento, ripetuto ogni anno, controlla che il sistema sia davvero in funzione, con prove recenti e continue.

    Tre evidenze, più di tutte, lo dimostrano:

    1. La formazione aggiornata e ripetuta

    I percorsi anticorruzione vanno rinnovati e riproposti con regolarità, perché una formazione ferma a due anni fa segnala un sistema fermo.

    2. Le registrazioni delle segnalazioni gestite

    Ogni segnalazione ricevuta e il modo in cui è stata trattata vanno documentati, a prova che il canale funziona davvero.

    3. Le policy riviste dopo ogni cambiamento

    Quando l’azienda cambia assetto, entra in un nuovo mercato o rivede i processi, le policy vanno aggiornate e ne va tenuta traccia.

    Tra queste evidenze, la formazione continua e tracciata è quella che più di ogni altra convince il certificatore che il sistema è vivo, perché tocca ogni persona e lascia un segno misurabile.

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    4. Syllog Compliance e la ISO 37001: il sistema anticorruzione sempre dimostrabile

    L’audit di mantenimento premia un sistema che vive ogni giorno e lo sa dimostrare.

    Syllog Compliance trasforma normative e procedure in conoscenza pronta da usare e tiene insieme proprio le prove che il certificatore va a cercare.

    La policy anticorruzione, il codice etico e le procedure di segnalazione che l’azienda ha già scritto restano la fonte ufficiale.

    Quando una di queste viene rivista dopo un cambiamento di assetto, basta aggiornare la fonte perché ogni contenuto collegato si allinei, senza versioni vecchie che sopravvivono negli angoli.

    Gli adempimenti formativi sul rischio di corruzione si assegnano per ruolo.

    Chi tratta con la pubblica amministrazione e chi gestisce acquisti riceve il percorso tarato sulla propria esposizione, con reminder quando un aggiornamento scade.

    Ogni presa visione entra nell’audit trail con autore e data e, accanto, vivono le registrazioni delle segnalazioni gestite, così la documentazione che l’ente chiede è già pronta.

    Quando qualcuno cerca come comportarsi in una situazione dubbia, trova la risposta con il riferimento alla policy da cui nasce, verificabile in ogni momento.

    Un sistema anticorruzione che resta tracciabile e aggiornato da solo è ciò che trasforma il rinnovo della ISO 37001 in una conferma attesa.

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